Pace, pace, pace!
Dal saluto del Risorto, “Pace a voi”, un invito a fare della pace una scelta quotidiana: con don Tonino Bello, la Pasqua come festa dei macigni rotolati via, a partire dalla nostra comunità.

di don Fernando Altieri
La Pasqua arriva ogni anno come una luce che attraversa le nostre notti. Non è soltanto una festa religiosa o una tradizione che si ripete: è l’annuncio che la vita può rinascere, che la speranza non è perduta, che l’amore è più forte della morte.
Il Vangelo racconta che le prime parole del Risorto ai discepoli sono parole di pace: “Pace a voi”. È un saluto semplice, ma profondissimo. Dopo la violenza della croce, dopo il tradimento e la paura, Gesù dona la pace.
E oggi questa parola risuona con una forza ancora più grande. Il nostro tempo è attraversato da tensioni, guerre, conflitti che feriscono popoli interi e seminano paura. Anche nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie a volte si insinuano divisioni, incomprensioni, chiusure.
La Pasqua ci ricorda che la pace non nasce dalla forza, ma dall’amore; non dalla vittoria sull’altro, ma dalla capacità di riconoscerci fratelli.
La risurrezione è la notizia che Dio continua a credere nell’uomo anche quando l’uomo sembra aver perso la strada. La Pasqua ci invita a diventare seminatori di vita, costruttori di ponti, persone capaci di custodire la speranza.
Don Tonino Bello parlava della Pasqua come della festa dei “macigni rotolati via”: le pietre della paura, dell’odio, della rassegnazione. Tra questi macigni c’è certamente la guerra, che distrugge vite e sogni. Ma ogni gesto di pace, anche il più piccolo, è già una pietra che rotola via.
La pace, infatti, non è soltanto una parola da invocare nei grandi discorsi. È una scelta quotidiana: nel modo in cui parliamo, nel modo in cui guardiamo gli altri, nel coraggio di perdonare, nella capacità di costruire dialogo invece di alimentare conflitti.
Il vescovo Arturo Aiello ricorda spesso che il Vangelo chiede ai cristiani di essere “artigiani di umanità”. In un mondo che a volte sembra perdere il senso della fraternità, i credenti sono chiamati a custodire e a diffondere gesti concreti di pace.
Se Cristo è risorto, la pace non è un’utopia ma una strada necessaria e possibile; ma ha bisogno delle nostre mani, delle nostre parole, del nostro cuore.
In questa Pasqua, la nostra comunità parrocchiale vuole rinnovare il suo impegno: essere un luogo dove si impara a vivere la fraternità, dove nessuno si sente straniero, dove la pace non è soltanto annunciata ma praticata.
Che il Risorto entri nelle nostre case e nelle nostre vite con il suo saluto: “Pace a voi”.
Buona Pasqua, amici!



